Ecco il mio racconto pubblicato nei giorni scorsi su Sinestetica di Gaja Cenciarelli per l’iniziativa Auroralia che, come accennavo nell’ultimo post, prevedeva la scrittura di un racconto max tremila battute (spazi inclusi) avendo come spunto la foto di Uelsamann che vedete qui sotto.
Astrale, terza a sinistra.
E’ difficile scrivere un incipit dato che in realtà prima dell’inizio della narrazione è successo sempre qualcosa e dopo la fine, la storia continuerà.
Alcuni pensano ch’io sia una strega e che abbia premonizioni a comando e se così fosse la mia vita sarebbe più facile, invece…
Non so quando ho cominciato a scrivere e penso di averlo fatto per attribuire a personaggi di fantasia le mie esperienze e rendere il giudizio per me più sostenibile. So che ho iniziato a viaggiare tra i mondi all’età di nove anni dopo che Simona, amica fin dalla nascita, morì e divenne il mio Virgilio dantesco nel regno dei ‘vivi nella Luce’, come diceva lei.
“Se quando ti addormenti senti di precipitare è perché stavi volando” mi disse una volta.
Ho pensato di essere matta finché non ho incontrato i matti, quelli patologici.
Una delle prime regole che mi fu data dalla successiva guida, in età in cui potessi dargli ascolto e conservarne memoria al risveglio, fu che i passaggi son nascosti e per sicurezza accessi e uscite cambiano sempre.
“L’uscita ora è la terza cascata a sinistra” disse una delle prime volte.
Di là ho amicizie e vedo spesso gli stessi posti senza molte variazioni sul tema. Quando incontrai il venditore di fiori fu come vedere una persona che conoscevo da sempre e mi spiegò l’importanza del profumo dei fiori e me ne regalò uno mai visto qui neppure in foto.
La prima volta che vidi l’accademia era decisamente una rielaborazione della mia realtà terrena: dovevo andare a prendere il treno ed ero in ritardo, come sempre. La seconda volta riconobbi il posto, le persone, sapevo che stavo sognando e che ero in un’altra dimensione. Folle, pensai di essere folle: di giorno in università, di notte in accademia astrale.
Due sono i posti che ancora oggi, nonostante gli anni, mi son rimasti impressi: il primo è un laboratorio in cui si facevano esperimenti sui corpi ben prima che sapessi della clonazione umana, il secondo è ciò che chiamo la ‘stanza delle bolle’, in cui stanno le anime in attesa di nascere. Credo di ricordare il primo con terrore per le cose aberranti che vidi e il secondo con tenerezza perché ho visto una bolla destinata a me e non so se avrò mai il coraggio e la forza di accoglierla in questa dimensione e me ne dispiace, so che verrei meno ad un patto. In questi anni di viaggi ho raccontato poco a pochi perché credo sia meglio indicare la luna che farla vedere riflessa in un pozzo o descriverla.
Son diversi mesi che non viaggio né in sogno né in meditazione, ricordo solo normali sogni.
“Adesso sai cosa puoi fare?” chiese la guida all’ultimo incontro.
“Devo finire di correggere il secondo libro” risposi non molto convinta.
Lui annuì e non servivano parole perché conosceva bene ogni mio dubbio.
Parlammo seduti sulle rocce in riva al lago mentre qualche nuvola faceva capolino poi si alzò e indicando lo specchio d’acqua disse: “Ora vai, tuffati e torna nel tuo mondo”.


